Wendy, vecchi occhi di orzata
manto di pioggia e buccia di salame
naso umido pensante

Mi lascio cadere – goffa – accanto a te
che potresti liberarmi di questa mia vita tra le fauci
ma su cui vegli da tre minuti o tre millenni.

Ci siamo chiesti cosa fosse il tempo per il cuore di una cagna
con la memoria del fango,
delle infinite foreste,
delle lotte tra branchi,
del canto dei lupi
e dei falò dei primi uomini,
legata a quelle tue zampe inceppate
in un loop di sogni, ringhiare, tuoni e saggezza.

Resto ancora qui
perché io non ho i tuoi artigli
o la tua mandibola capace di spezzare ossa,
ma condivido quelle tue gengive insanguinate
a custodia di denti che il tempo ha limato.

Ho bisogno di te – accanto,
perché non ho ancora imparato a cambiare il pelo,
e quella pelliccia che puzza e seduce
mi è necessaria per essere me stessa in questo mondo.

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